La Dama di Picche
raccontino di Puskin diviso in sei parti, l’ho letto sia in russo sia in italiano e devo dire che da una lettura sorvolata alla traduzione e quindi all’analisi parola per parola…bè…come spettacolino non verrebbe mica male…
per ora, sono solo riuscita a trovare l’opera, ma un bel teatro di prosa ancora no…certo, va rivisionato, mica abbiamo a disposizione il Sistina con il palco che gira e puoi cambiare scena nel mometo che vuoi…però…mi piacerebbe…
avevo in mente qualche scena, ma non ho preso ancora in mano il racconto e analizzato e riscritto, è semplicemente un idea che mi piace pensare di poter fare, è dall’idea che nasce tutto, no?
adesso ho anche un po’ più di tempo libero, visto che mi manca un esame e la tesi ad aprile, che volendo…potrei lavorarci, tutto questo dopo aver tradotto quei Power Point di Agopuntura…scritti in un portoghese veramente incomprensibile…potrei mettermi alla scrivania con carta e penna e fare una cosa che non ho mai fatto, ma tanto lo faccio per me, poi come al solito lo farò leggere a mamma che mi criticherà e dirà facendo la smorfia “ma scusa, ma qui non è meglio se scrivi così, ma qui non è meglio se fai cosà…”e io che divento dal verde olivastro al rosso lattina della coca cola, prendo il mio scritto e lo lascio a giacere sulla mia scrivania per tutti i secoli dei secoli, ovvero fino a quando mamma non saprà che fare e quindi verrà a mettere in ordine la mia disordinatissima stanza e quel quaderno, sparirà per sempre nell’oblio, puff…
la mia camera
la mia camera oltre a essere il posto dove vivo quando sono in vacanza è il mio laboratorio…durante il festival il pavimento della mia camera si ricopre di colori, colla, bombolette spray, cartoni e cartoncini, forbici, buste di plasica ecc…è qui dove nelle calde e afose notti d’estate mi prende l’ispirazione per quello che devo fare e incomincio a provare l’idea…
qui sono nate le braccia di Calibano, le corone di cartone dell’”Ubu Roi”(delle quali non ho foto)i vari tentativi dei costumi della “Tempesta” che ovviamente non andavano bene…insomma, visto che non riesco a dormire, la mia stanza è il mio laboratorio con tanto di “simbolo di morte” attaccato alla porta e il cartello “staff only”…
quando lavoro, mi viene in aiuto il mio fedele manichino che è vestito con l’abito da sposa di mia mamma un boa di piume di struzzo(che può sempre far comodo per qualche spettacolo e questo vale pure per il vestito di mamma), un cappello di paglia…
al muro un po’ qua e un po’ la ci sono appese le mie locandine…sono 4, anzi 5 ma una non la conto mai perchè è lo spettacolo scolastico…poi ci sono i miei poster di musica e un dipinto che ha fatto mamma sul soffitto, una finestra con l’universo, tanto per ingigantire le mie manie di grandezza…
sono 4 mura alla quale gli ho dato l’anima, sono state il mio rifugio e lo sono tutt’ora…me la sono arredata io a 15 anni…le mura di questa stanza ridono e pinagono con me, rispecchiano il mio animo alla perfezione…
(ovvero un gran casino!)


