FEAR OF THE… FRANCE
eh, certo che non si può partire tranquilli, quando ti spostano la data e quando tenti di ripassare il tuo francese allo specchio dici “fazer” al posto di “faire”…e ti imbrogli sui tempi verbali (questo mi succede anche in italiano, ma in francese faccio di peggio) e mentre sto seduta a pensare che dovrò fare, mi circola in testa la domanda, “ma io lo so fare?”…risposta: boh, vedremo…e se sarà una cagata sarà tutta colpa mia…e qui di nuovo la domanda: “ma l’accademia no eh?”
mi metto alla prova, per l’ennesiama volta, spero non sia nulla di più grande di me, anche se mi sento un microbo di fronte a tutto…è la novità, magari mi renderò conto che non è poi diverso da uno spettacolo fatto a chiusi…spero…voglio almeno un manuale di scenotecnica, chi mi conosce, sappiate che(in teoria) ad aprile mi laureo e il “Manuale di scenotecnica” costa sui 40 euro, quindi si prega di fare una colletta e di regalarmelo, perchè io, ora come ora non ho un centesimo, grazie
ovviamnete è escluso dal regalo chi ha ben pensato di comperarmi la macchina per lo zucchero filato di Topolino oppure un bel biglietto aereo per Helsinki oppure Stoccolma, sola andata ovviamente e con compagnia low cost, non chiedo molto, credo…
chiedo invece un favore a chi sta più in alto di me, se Colui esiste, dammi l’ingegno e la fantasia di creare il bello senza complicarmi la vita, lo hai fatto con il cappotto, genialata partita dalla mitica Lucia, adesso fa che l’idea arrivi a me, altrimenti sono del gatto, grazie…
e dopo tutto ciò, ci manca solo una bella lettera a Babbo Natale…ma ve la risparmio, anche perchè ancora non so cosa chiedere, magari una bella macchina da cucire…una cotumière senza macchina da cucire è come una cantante senza voce…eppure…io sono senza… … … … che vergogna… … …
THE DREAM BEFORE CHRISTMAS 2005
pochi giorni fa ho ritrovato la mia splendida canotta rossa…
non che io porti il rosso, vado in giro elegantemente vestita di nero e il rosso lo uso pochissimo, ma la canotta in questione è quella più bella che ho e che non ho mai messo, ne credo di poterla mai mettere, ho anche paura di rovinarla…
eravamo in un centro commerciale a fare le ultime compere prima che partisse, c’erano queste canotte che non costavano tantissimo e ne ha portate in camerino uno stock di diversi colori…alla fine a scelto quella rossa…gli stava bene…gli stava bene tutto veramente…anche se se la sentiva “strana”…era una canotta da donna…io non me ne ero accorta, per me tutti vestono uguali…
così decise ha deciso che me l’avrebbe data con qualche modifica…
e per il mio compleanno mi arriva un messaggio…un suo amico aveva il mio regalo…dentro la biblioteca ho scartato il pacchetto del negozio che stamapa fotografie su tessuto, dove anch’io portai a stampare la maglietta per lui come ricordo…
ero così felice di quella maglietta, era così bella, ovviamente c’entrava con “Nightmare before cristmas” di Tim Burton, per il miei compleanni mi regalava sempre qualcosa di Jack (il re delle zucche) qui non c’era Jack…
io e lui in una foto scattata durante la “Vacanza delle Caramelle”(chiamata così perchè io lo portavo ovunque ci fossero caramelle…)…nella foto originale avevamo dietro le spalle un monumento che faceva molto Stoneage e il porto…lui l’ha modificata mettendo come sfondo la montagna “arrotolata” della città di Halloween…e la luna gigante, quella che appare nella scena quasi finale…e aveva scritto: THE NIGHTMARE BEFORE CHRISMAS…ma aveva barrato la parola “nightmare” e l’aveva corretta in DREAM…e aveva aggiunto alla fine 2005
THE DREAM BEFORE CHRISTMAS 2005…

inutile dire come questo “dream” si sia trasformato in un mezzo incubo fino al risveglio direi traumatico…
io e la mia collega…
conosciuta durante le prove della “Zaira” di Voltaire come quella “che le piace inchiodare”…ragazza bassettina, magra carina, studia filosofia a firenze e le piace veramente usare chiodi e martello…per questo spettacolo la ragazza ha costruito 2 sedie di cui una con 3 gambe che adesso sono buttate all’umido dello schifoso magazzino della biblioteca…
da li, il nostro caro Manfredi(nominato in altri post), ci ha fatto lavorare quasi sempre insieme; non perchè fossimo chissà che coppia, anzi, ma perchè lei pensava all’attrezzeria e io ai costumi e spesso e volentieri anche all’assistenza alla regia…
abbiamo fatto “La Tempesta”, “Il Calapranzi”, “Opera (b)buffet” e una recita con l’istituto F.Redi di Montepulciano (Il Povero Piero), ci siamo ritrovate insieme nella disperazione più totale del “Kalo” e adesso eccoci qui a guardare il nuovo spettacolo “Le Città Invisibili” senza puzzare e senza essere sporche di colore e soprattutto senza avere i nervi a pezzi…
eravamo sedute aspettando l’inizio e parlavamo dei tempi insieme, la mia collega…
quando ci ritrovavamo a parlare male del “globulone bianco”, quando sembravamo le comari siciliane (io, lei, Marta Rossi-che è appena uscita dall’accademia e ha fatto delle scene per “Le Città Invisibili” veramente magnifiche- e Daniele Franci-il nostro direttore generale che appena entrava in “ufficio” dove anche noi lavoravamo ci faceva “ragazze sigla!” e metteva la sigla iniziale di “Sex and the City”, favoloso!!!-
ricordo queste cose veramente con piacere e nonostante lo “schiavismo”, nonostante la rabbia e le incazzature frequenti io rivivrei quei momenti con tuttii dettagli negativi…
dicono che una volta che non fai altro perdi la passione, un po’ come per l’amore…ma io penso che se hai un desiderio talmente forte di raggiungere un obbiettivo e poi miracolosamente ce la fai, non ti potrai mai stancare, perchè sai le fatiche e gli sforzi che hai fatto per far avverare il sogno e adesso non te lo puoi lasciar scappare!!!
la mia camera
la mia camera oltre a essere il posto dove vivo quando sono in vacanza è il mio laboratorio…durante il festival il pavimento della mia camera si ricopre di colori, colla, bombolette spray, cartoni e cartoncini, forbici, buste di plasica ecc…è qui dove nelle calde e afose notti d’estate mi prende l’ispirazione per quello che devo fare e incomincio a provare l’idea…
qui sono nate le braccia di Calibano, le corone di cartone dell’”Ubu Roi”(delle quali non ho foto)i vari tentativi dei costumi della “Tempesta” che ovviamente non andavano bene…insomma, visto che non riesco a dormire, la mia stanza è il mio laboratorio con tanto di “simbolo di morte” attaccato alla porta e il cartello “staff only”…
quando lavoro, mi viene in aiuto il mio fedele manichino che è vestito con l’abito da sposa di mia mamma un boa di piume di struzzo(che può sempre far comodo per qualche spettacolo e questo vale pure per il vestito di mamma), un cappello di paglia…
al muro un po’ qua e un po’ la ci sono appese le mie locandine…sono 4, anzi 5 ma una non la conto mai perchè è lo spettacolo scolastico…poi ci sono i miei poster di musica e un dipinto che ha fatto mamma sul soffitto, una finestra con l’universo, tanto per ingigantire le mie manie di grandezza…
sono 4 mura alla quale gli ho dato l’anima, sono state il mio rifugio e lo sono tutt’ora…me la sono arredata io a 15 anni…le mura di questa stanza ridono e pinagono con me, rispecchiano il mio animo alla perfezione…
(ovvero un gran casino!)
KALO
che non è il nome di un dimagrante, come tutti pensavano appena ho riferito il titolo dello spettacolo…a mio fratello gli ho raccontato che era la storia di un signore che voleva dimagrire e non ci riusciva…poi è venuto a teatro e si è ritrovato a vedre tutt’altro…hihihi…
non che abbia fatto chissà che in questo spettacolo sui Rom, niente apparte un cappotto…
fine delle prove al bar accanto al teatro:io, il regista francese, la scenografa e 2 allievi del laboratorio, una delle quali ci faceva da traduttrice, perchè secondo lei nessuno sapeva parlare il francese…bè…si sbagliava, ma questa è un altra storia…
comunque, le richieste erano: un cappotto per lo Spirito e delle gonne di plastica per i Cavalieri Celesti, non tanto la gonna, ma il cappotto per chi si inventa costumista una volta l’anno mi sembrava un po’ eccessivo, ma mai quanto la richiesta di costruire un fiume sul palco, dove tra le altre cose i nostri attori si sarebbero dovuti buttare…una cosa infattibile, anche perchè codesto essere voleva l’acqua vera…immaginate il bordello che ci sarebbe stato se davvero questo fiume fosse stato realizzato: costumi tutti bagnati, acqua ovunque,i capitomboli degli attori…per non dimenticare la pendenza del palco…per fortuna la mitica Lucia si è saputa barcamenare facendo prima le cose un po’ più futili fino ad arrivare al giorno prima dello spettacolo senza fiume…che è stato realizzato solo per far contento il nostro Luc dipingendo una striscia lunga 6 metri e larga1,5 di blu…che sessuno ha notato dalla platea…
a me è andata diversamente, voleva il cappotto…e come te lo faccio un cappotto?
cavolo studio lingue io!avessi fatto l’accademia forse forse…ma andiamo un cappotto fatto da una sarta costa un botto e adesso io dvo fare un cappotto a gratis…
Lucia, la mitica, mi ha consigliato, prova a comprate una vestaglia o un accappatoio o un camice…già…un camice, quelli da medico…il giorno dopo ero alla ricerca disperata di un camice da medico, avevo trovato della stoffa bianca nello sgabuzzino dei costumi potevo modificare il camice…
ho provato il camice all’attore Alessandro Waldergan il quale, come il regista non era convinto di quello che riuscissi a fare con quel camice, l’unica che mi dava fiducia era la mia collega Lucia…
ho lavorato su quel cappotto forse 5 giorni con un male agli occhi incredibile, il giorno prima dello spettacolo l’ho bagnato nel tè et vualà, il cappotto era pronto ed era bello…ce l’avevo fatta! L’attore e il regista erano soddisfatti
FOTO: nella prima foto ci sono io alle prese della modifica del camice, nelle altre 2 l’attore Alessandro Waldergan durante le prove generali con il mio cappotto finito
la tempesta di Shakespeare
ed eccoci…la Tempesta…
Teatro Mascagni di chiusi con gli allievi del laboratorio teatrale, facevo sia l’assistente alla regista che i costumi, ero praticamente morta…
mamma mi ha aiutato nella realizzazione dei costumi, non ce l’avrei mai fatta da sola, infatti anche lei ha avuto il nome scritto sul programma di sala insieme al mio
TRAMA: Prospero costretto all’esilio insieme alla figlia Miranda approda su un isola abitata da creature magiche (il mostro Calibano e lo spirito Ariel). L’esiliato conoscendo le arti magiche scatena una tempesta facendo naufragare la nave dove si trova il fratello che lo ha costretto all’esilio e la famiglia reale la quale si stava tornando dall’africa per accordare il matrimonio del figlio…i vari personaggi si sparpagliano sull’isola e andranno incontro a varie avventure…
L’IDEA: i costumi così sfumati sono una genialata che mi è venuta in mente circa 2 settimane dallo spettacolo, era la solita notte d’afa e in camera mia era impossibile dormire…e proprio grazie all’insonnia che la lampadina del mio neurone si è accesa: Calibano, il mostro dell’isola deve avere a che fare con la scenografia…è il mostro terreno dell’isola e in qualche modo lo si deve capire…mando un mess al regista che mi fa i complimenti per l’idea…ma perchè fare solo Calibano così? facciamo tutti i costumi così…evvai…
la mattina dopo ero alla ricerca di come cavolo fare, ho tentato varie prove su strofinacci ma non andavano bene…avevo una settimana per fare una decina di costumi, avevo l’idea, ma non sapevo come realizzarla…ero disperata e intanto le prove andavano avanti sempre di più e non avevo tempo, mi rinchiudevo in teatro per fare l’assistente alla regia, tornavo a casa tardi la notte e la mattina ero spesso con gli attori a fare compere per i costumi che non sapevo ancora come realizzare, anche se avevo capito una cosa fondamentale: ci voleva la base bianca…ma poi…?
tornata a casa dallo shopping per i sandali di Miranda mia madre mi vide in lacrime “come diavolo faccio?” e lei, da brava artista quale è ha coperto il pavimento della sala con del nylon, ha preso il manichino e mi ha detto “adesso ti aiuto io! e non fare storie, non ti posso vedere così” e si è messa a lavoro…una settimana dopo, per la prima dello spettacolo ho ricevuto un sacco di complimenti “una gioia per gli occhi, complimenti!” ma senza mamma non avrei mai potuto fare niente
i costumi erano tutti di colore diverso e la cosa buffa è che non sapevamo dove farli asciugare, perciò mamma li stendeva alla tenda del terrazzo…e i vicini ci guardavano e non capivano cosa stessimo facendo…hahaha…che roba buffa…si vedevano stesi una volta un paio di pantaloni verdi poi una tela cerata gialla e bianca…appena aprivamo il terrazzo iniziavano a bisbigliare tra di loro…gente di paese!
FOTO: i costumi che vedete sono, nella prima foto di Prospero e Miranda, nella seconda sono del personaggio Alonso e della Regina





