La Donna dai Due Cevelli
così sono stata nominata da Chris Tapor, il nostro caro cantante, un affermazione che mi fa ridere, mi fa anche piacere, ma mi fa anche pensare un po’…
di cose ne avrei da raccontare…e mi prenderò tutto il tempo per farlo a piccoli morsi, per ora scrivo solo che per la salvezza dei miei nervi e del mio stress, la preparazione per Humanà è giunta a termine e i due spettacoli previsti sono stati fatti…
Abbadia San Salvatore: un teatro ghiacciato con la stessa temperatura esterna(3°C più o meno) dove mi sono beccata la tosse e il mal di gola, vuoto, letteralmente…ci saranno state 6 persone…da brava costumista ho anche recitato, perchè questa è la moda di quest’anno: chi sta dietro le quinte deve indossare il costume di scena ed entrare nel momento del bisogno…e io che ho sempre criticato il teatro della parrocchia… … … quanto sarebbe venuto meglio se non ci fossero sta quelle sgallettate delle ballerine??? ma per “politica” ce le siamo dovute tenere… … … e non voglio aggiungere altro…
Chiusi: è andato molto meglio! almeno non c’era così freddo, il palco faceva schifo dal sudicio che c’era, i miei piedi, come quelli di tutti erano letteralmente neri e ho anche beccato qualche chiodo, ma per fortuna nulla di grave…
i costumi hanno fatto la loro figura e le gonne sono andate a ruba, e i nastri per incartare i regali cuciti sui coprispalle e sulle camicie davano l’effetto paillettes…
ho rivisto la mia cara lucilla che mi è tanto mancata soprattutto quando mi è stato chiesto di cercare tavoli, carrelli portavivande e sedie in 3 giorni e c’è chi si è addirittura lamentato “i tavoli sono troppo lunghi e i carrelli scivolano troppo”…no comment…
mi sono fatta un bel culo e non nel senso estetico della parola quanto nel senso di fatica, porca miseria, se continuo così avrò presto il dono dell’obiquità…magari mi servirà quando avrò l’accavallamento delle lezioni…
dicevo, ho faticato…e il ringraziamento è stato enorme dalla parte degli attori che mi hanno sempre sostenuto in ogni goccia di sudore che ho versato e io ho continuato questo lavoro solo per quel gruppo favoloso che si è venuto a creare con loro, perchè avrei lasciato tanto volentieri…alla fine non ci guadagnavo nulla, ho fatto cose che a me non sfioravano neppure e senza un minimo segno di apprezzamento…la parola “grazie” si dice di solito a chi ti fa i favori e si dice sopratutto a chi ti fa i lavori belli grossi…
per questo io voglio ringraziare (e farò un elenco) tutti coloro che mi hanno sopportato e aiutato tantissimo negli ultimi giorni dei miei nervi:
Mamma: grazie per avermi fatto letteralmente svaligiare casa, ho preso sedie, piatti bicchieri, zuppiere, mestoli,brocche, tazzine da caffè e posate… … …grazie per avermi sopportato e per aver urlato solo perchè non volevi che le posate d’argento finissero in scena
Lucia Benicchi: per aver fatto tutte qulle telefonate per trovare i carrelli e i tavoli
Gianluca: per avermi aiutato a fare “il lavoro sporco” ovvero smontare la scena e caricare la macchina oltre che a fare il cartello “applaudissement” , il cane in 5 minuti e il bouquet della sposa e per i CD delle foto.
Alessandro: anche tu mi hai aiutato a fare “il lavoro sporco”e messo i feltrini sotto i tavoli di andrezieux
Arianna: grazie per avermi cucito una gonna oltre a farmi tutti i complimenti per la mia “bravura” e per il regalo di natale(fantastico)
Celina: grazie per avermi permesso di cucire in camera con la luce accesa quando tu già dormivi e per la crema anti-acne e l’ascuigacapelli che mi sono scordata di ridarti (te lo ridarò a capodanno)
Elena:grazie per aver tagliato le sciarpe della badante al posto mio
e un grazie collettivo che comprende pure Estelle, Facundo, Chris, Gilles e Maud che mi hanno donato la loro energia e che una volta finito mi hanno ringraziato, ringraziato davvero: una rosa e un abbraccio… … … no comment… … …
grazie Lucilla!!!
bè, come non ringraziare la mia collega che è passata dal mio blog?
mi ha reso felice leggere il commento
allora quando ci mettiamo a lavoro
? sappi che a me, in teoria mi mancano 2 esami, ma visto che ho la fortuna che mi mangia le natiche sicuramente a causa di una data sovrapposta non riuscirò a fare l’esame scritto di lingua russa…e che la forza sia con me…
intanto ricordati che il festival orizzonti è sempre con noi e che il manfre a te ti chiama di sicuro, a me non so…posso sempre servire come rimpiazzo
ma se ricordi quello che ci ha detto al chioschino di “questo autunno” forse è meglio tenersi pronte!
tu: colla a caldo, martello e chiodi;
io: ago e filo e una probabile macchina da cucire e tanta, tanta pazienza…
ci sentiamo alla prossima spero che tu possa ripassare di qui
io e la mia collega…
conosciuta durante le prove della “Zaira” di Voltaire come quella “che le piace inchiodare”…ragazza bassettina, magra carina, studia filosofia a firenze e le piace veramente usare chiodi e martello…per questo spettacolo la ragazza ha costruito 2 sedie di cui una con 3 gambe che adesso sono buttate all’umido dello schifoso magazzino della biblioteca…
da li, il nostro caro Manfredi(nominato in altri post), ci ha fatto lavorare quasi sempre insieme; non perchè fossimo chissà che coppia, anzi, ma perchè lei pensava all’attrezzeria e io ai costumi e spesso e volentieri anche all’assistenza alla regia…
abbiamo fatto “La Tempesta”, “Il Calapranzi”, “Opera (b)buffet” e una recita con l’istituto F.Redi di Montepulciano (Il Povero Piero), ci siamo ritrovate insieme nella disperazione più totale del “Kalo” e adesso eccoci qui a guardare il nuovo spettacolo “Le Città Invisibili” senza puzzare e senza essere sporche di colore e soprattutto senza avere i nervi a pezzi…
eravamo sedute aspettando l’inizio e parlavamo dei tempi insieme, la mia collega…
quando ci ritrovavamo a parlare male del “globulone bianco”, quando sembravamo le comari siciliane (io, lei, Marta Rossi-che è appena uscita dall’accademia e ha fatto delle scene per “Le Città Invisibili” veramente magnifiche- e Daniele Franci-il nostro direttore generale che appena entrava in “ufficio” dove anche noi lavoravamo ci faceva “ragazze sigla!” e metteva la sigla iniziale di “Sex and the City”, favoloso!!!-
ricordo queste cose veramente con piacere e nonostante lo “schiavismo”, nonostante la rabbia e le incazzature frequenti io rivivrei quei momenti con tuttii dettagli negativi…
dicono che una volta che non fai altro perdi la passione, un po’ come per l’amore…ma io penso che se hai un desiderio talmente forte di raggiungere un obbiettivo e poi miracolosamente ce la fai, non ti potrai mai stancare, perchè sai le fatiche e gli sforzi che hai fatto per far avverare il sogno e adesso non te lo puoi lasciar scappare!!!
the reason why…
salve a tutti i tizio e i caio e i sempronio della situazione!
io sono azzurra, una tizia una caia e una sempronia, come tante tizie caie e sempronie di questo mondo e quell’altro!
l’argomento si oggi è…perchè il teatro?
ci sono così tante arti in questo mondo…perchè mi butto proprio sui costumi? boh…sinceramente non lo so neanch’io…mi piacciono le stoffe e i ricami e mi piace fantasticare sugli abiti che non posso mettere per farci la spesa e neanche per andare all’uni, ma può mettere qualcun’altro al posto mio…
e visto che i vestiti che disegno, che immagino ecc ecc…non sono adatti ne ai nostri “tempi moderni” ,ne sono comodi (come il cappello fatto con gli stecchini da spiedini e colla a caldo oppure i vestiti dipinti della tempesta, che erano più duri del marmo)…
li faccio indossare a chi non gliene frega niente ne della comodità, ne tantomeno del tempo in cui viviamo…il vestito sul palco deve fare solo scena, essere bello e rispecchiare il personaggio, basta…ovvio, gli attori si dovranno anche muovere, ma ciò non corrisponde alla comodità dell’abito.
“Questo è il vestito, il regista mi ha detto che va bene, per ciò indossalo e non scassare…”alle volte tocca anche dire così, per fortuna che nel mio piccolo ambiente raramente succede, sono sempre con gli allievi del laboratorio e ho visto pochi divi…anche se alcuni ti fanno veramente impazzire e anche se hai 18 anni devi prendere in mano la situazione e non farti mettere i piedi in testa solo perchè hanno un “cognome”, e poi ce l’ho anch’io! (non famoso, ma sempre cognome è…e anche se non mi pagano e sono una bambina rispetto a te, sono comunque un essere umano e non vedo perchè ti dovrei elogiare solo perchè tu stai sopra al palco e io dietro…ma per favore…)
comunque…
un altro motivo per cui mi piace il teatro è vedere le diverse “versioni” di un’opera…il regista gestisce gli attori, lo spazio a modo suo ed è diverso da regista a regista; così come gli attori non recitano tutti uguali…lui interpreta amleto in un modo e e l’altro in uno diverso…è bello!
è bello sentire lo studio del personaggio, che anch’io nel mio piccolo faccio…lui è il cattivo quindi come si vestirebbe un cattivo? e non solo…lo studio dell’attore sul personaggio è estremamente utile per quello che sarà poi il costume…
il teatro è tutto un lavoro di relazioni umane che porta poi al lavoro finale…e se il gruppo non è unito, il pubblico lo percepisce…è l’emozione, la tensione, la passione che tutto il gruppo emana durante uno spettacolo: i miei costumi, la sua recitazione, la regia, il disegno luci, le scene…il tutto è come se spargesse un energia particolare al pubblico e se non c’è armonia tra di noi…egli lo sente…
e non lo dico tanto per fare la ragazza new age, (visto che adesso va tanto di moda)…è solo una sensazione, ognuno dica la sua…
KALO
che non è il nome di un dimagrante, come tutti pensavano appena ho riferito il titolo dello spettacolo…a mio fratello gli ho raccontato che era la storia di un signore che voleva dimagrire e non ci riusciva…poi è venuto a teatro e si è ritrovato a vedre tutt’altro…hihihi…
non che abbia fatto chissà che in questo spettacolo sui Rom, niente apparte un cappotto…
fine delle prove al bar accanto al teatro:io, il regista francese, la scenografa e 2 allievi del laboratorio, una delle quali ci faceva da traduttrice, perchè secondo lei nessuno sapeva parlare il francese…bè…si sbagliava, ma questa è un altra storia…
comunque, le richieste erano: un cappotto per lo Spirito e delle gonne di plastica per i Cavalieri Celesti, non tanto la gonna, ma il cappotto per chi si inventa costumista una volta l’anno mi sembrava un po’ eccessivo, ma mai quanto la richiesta di costruire un fiume sul palco, dove tra le altre cose i nostri attori si sarebbero dovuti buttare…una cosa infattibile, anche perchè codesto essere voleva l’acqua vera…immaginate il bordello che ci sarebbe stato se davvero questo fiume fosse stato realizzato: costumi tutti bagnati, acqua ovunque,i capitomboli degli attori…per non dimenticare la pendenza del palco…per fortuna la mitica Lucia si è saputa barcamenare facendo prima le cose un po’ più futili fino ad arrivare al giorno prima dello spettacolo senza fiume…che è stato realizzato solo per far contento il nostro Luc dipingendo una striscia lunga 6 metri e larga1,5 di blu…che sessuno ha notato dalla platea…
a me è andata diversamente, voleva il cappotto…e come te lo faccio un cappotto?
cavolo studio lingue io!avessi fatto l’accademia forse forse…ma andiamo un cappotto fatto da una sarta costa un botto e adesso io dvo fare un cappotto a gratis…
Lucia, la mitica, mi ha consigliato, prova a comprate una vestaglia o un accappatoio o un camice…già…un camice, quelli da medico…il giorno dopo ero alla ricerca disperata di un camice da medico, avevo trovato della stoffa bianca nello sgabuzzino dei costumi potevo modificare il camice…
ho provato il camice all’attore Alessandro Waldergan il quale, come il regista non era convinto di quello che riuscissi a fare con quel camice, l’unica che mi dava fiducia era la mia collega Lucia…
ho lavorato su quel cappotto forse 5 giorni con un male agli occhi incredibile, il giorno prima dello spettacolo l’ho bagnato nel tè et vualà, il cappotto era pronto ed era bello…ce l’avevo fatta! L’attore e il regista erano soddisfatti
FOTO: nella prima foto ci sono io alle prese della modifica del camice, nelle altre 2 l’attore Alessandro Waldergan durante le prove generali con il mio cappotto finito


